La storia di Sezze (LT)

11 novembre 2017

Cultura


La storia.

Secondo la leggenda, il mitico fondatore della città fu Ercole, che giunto a Sezze dopo aver vinto i Lestrigoni, una popolazione supposta stanziata nel basso Lazio, si congiunse con una vergine del luogo dando alla luce il Faustus, eroe minore di cui si ha testimonianza nella poesia apocrifa del ciclo epico. Lo stemma della città raffigura il leone nemeo, della cui pelle Ercole si fregiava, che regge una cornucopia ricolma di frutti, con intorno la scritta, nella forma di un esametro leonino in latino, SETIA PLENA BONIS GERIT ALBI SIGNA LEONIS (“Sezze piena di beni porta l’insegna del bianco leone”). L’antico nome del paese (Setia) deriva probabilmente da “setis”, ovvero le setole del leone Nemeo.

Fu una città probabilmente latina, passerà successivamente sotto il dominio diretto di Roma, che vi dedurrà una colonia nel 382 a.C., nel quadro della difesa del territorio contro i Volsci. Nel 340 a.C. partecipò alla rivolta latina terminata con la battaglia di Trifano. Durante la guerra civile tra Mario e Silla fu conquistata da Silla nell’82 a.C. Fu in seguito centro agricolo e sede di diverse ville, citata dai poeti Marziale Giovenale e Cicerone per il suo vino.

Durante l’Alto Medioevo sopravvisse grazie alla sua posizione fortificata e nel 956 si organizzò come libero comune. A partire dal 1046 circa è da segnalare l’opera del monaco benedettino Lidano d’Antena (1026-1118), che edificò il monastero di S. Cecilia e provvide alla bonifica del territorio circostante: dopo la sua morte venne canonizzato ed eletto patrono della città e della diocesi. A Sezze, in questo periodo, risiedettero brevemente i papi Gregorio VII (1073), Pasquale II (1116) e Lucio III (1182). Si trovò spesso in conflitto con i comuni confinanti (Carpineto, Bassiano, Priverno e Sermoneta). Nel 1381 passò in potere della famiglia Caetani, che ne fu scacciata da una rivolta dodici anni dopo.

Nel 1656 la popolazione fu fortemente colpita dalla peste e dalle scorrerie di spagnoli e austriaci. Nel 1690 vi fu fondata l'”Accademia scientifica letteraria degli Abbozzati”.

Durante l’occupazione napoleonica, a partire dal 1798, la popolazione scacciò la guarnigione francese.

L’usanza di denominare la località quale “Sezze Romano”, discretamente diffusasi negli ultimi decenni, è erronea dato che l’uso di tale aggettivo non è solo privo di qualsiasi ufficialità, ma soprattutto totalmente infondato sul piano storico e totalmente assente da qualsiasi uso fino ai primi del ‘900: è in quest’epoca che l’aggettivo fu aggiunto, dall’ente FS, alla sola denominazione della locale stazione ferroviaria per ovviare ad una quasi omonimia con Sezzè (oggi Sezzadio), e stranamente mai più eliminato nemmeno quando tale omonimia venne meno, e nemmeno quando il comune stesso passò alla provincia di Latina: l’aggettivo “improprio”, valido per identificare la stazione nei quadri orari (e ormai assente nella segnaletica della stazione), ha fatto diffondere la falsa convinzione che tale debba essere il vero nome della località.

Famiglie nobili.
Sezze registra un fenomeno non ignoto a molte città antiche: se, da un lato, vediamo famiglie locali “conquistare” notorietà e visibilità, d’altro canto, il centro lepino – per via di alleanze matrimoniali, di passaggi di eredità o di interessi più vari – diviene luogo di nuove “immissioni”. Così, nei secoli, a Sezze presero dimora i Brancaleone (di Sezze molti storici ritengono il cardinale Leone, ricordato dalle fonti francescane come protettore di san Francesco d’Assisi); gli Annibaldi, estinti nel XV secolo; da Gaeta vi si trasferirono i Castagna, estinti nel 1707; i Cerroni sembrano invece essere una famiglia locale, così come i Ciammaruconi/e (ebbero il primo storico della città, un governatore a Rieti, un segretario della sacra Congregazione dei riti); i Colanardi, i Contugi (trapiantativisi da Volterra; da Cori (ma con origini emiliane) provenivano i Corradini (il cui più illustre rappresentante fu il cardinale Pietro Marcellino); i de Astis; i Pacifici (estinti del XIX secolo); i de Magistris, estinti nel 1820; da Sonnino provenivano i de Ovis, estinti nel 1782 nei Casali Del Drago; i Valletta, finiti poi nei Gabrielli di Gubbio; i de Rossi, il ramo setino dei Frangipane, estinto nel XVI secolo; i Gigli; più scarne notizie si hanno degli Ignazi, dei Novi, dei Raynaldi (che peraltro hanno un cardinale, Roberto), dei Pagani (rappresentati anch’essi in maniera eminente dal cardinale Pagano e da Marco, canonico lateranense), dei Pane e dei Pyletta; di notevole consistenza la storia dei Normisini e dei Pilorci. Gli Iucci si sono estinti nel XX sec. nella famiglia Santoro Cayro, mentre vivono da anni a Roma i marchesi Rappini di Casteldelfino, giunti in città con la bonifica piana del sec. XVIII, e i nobili Tuccimei di Sezze (trasferiti a Roma nel XVIII sec.).

Lingue e dialetti.
Il dialetto setino rientra tra i caratteristici dialetti dei Monti Lepini, saldamente ricadenti nel gruppo dei dialetti italiani mediani e nel sottogruppo ciociaro-lepino.

In esso rileviamo decisamente molti termini tipici delle parlate dei Monti Lepini, come ad es. ‘adecco’ (qui), ngìma (sopra, su), mammòccio (ragazzo) ecc. ed è presente la palatalizzazione di ll in gl (es. bèglio = bello, vìcogli = vicoli) che ritroviamo anche nel Lazio “borbonico”, tuttavia alcuni fenomeni fonetici e di intonazione distinguono chiaramente la parlata sezzese da quella dei centri limitrofi.

Altre caratteristiche comuni all’area lepina sono la metafonesi “ciociara/sabina”, (es. coglio = collo), la presenza di vocali finali non etimologiche (es. léono = leone), la caduta del gruppo nn nella terza persona plurale del verbo presente (es. fào = fanno, m’ao dìtto = mi hanno detto), l’utilizzo dell’ausiliare “essere” nei verbi (es té so parlàto = ti ho parlato, mé su vìsto = mi hai visto ecc.) e la trasformazione in vari vocaboli del gruppo tt in ch (es tùcchi = tutti).

Infine, il dialetto di Sezze, assieme a quello di Pisterzo, è l’unico della Provincia di Latina ove è presente la trasformazione della v in u semivocalica, tipica però di parte dei comuni dell’attuale Provincia di Frosinone (es. uìa = via, uìsita = visita) e una particolare alterazione delle vocali all’interno della parola (es. mèmètèca per dire “mimetica”), che per certi versi avvicina questo dialetto più all’area di Frosinone che non a quella lepina vera e propria, soprattutto ad un primo ascolto.

L’influsso del romano è pressoché inesistente se si escludono le giovanissime generazioni; in esse l’influsso è comunque mutuato attraverso la parlata urbana di Latina.

Evoluzione demografica

Abitanti censiti.

 

 

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