LO STRADINO

0
195

La costruzione delle strade è un’opera di civilizzazione, senza la quale la nostra storia e la nostra cultura sarebbero impensabili. Ma la costruzione di strade non basta, bisogna anche provvedere alla loro manutenzione.

Per questo, già nel XIX secolo, in Italia le strade vennero suddivise in cantoni. Questa parola deriva dal concetto provenzale di “canton” che definisce un tratto di strada di 3-4 chilometri.

Il 13 aprile 1830 il Regio Decreto del Re di Sardegna Carlo Felice istituisce la figura del Cantoniere, affidandogli il compito di manutenere e controllare un ‘cantone’ della strada.

Per svolgere questi incarichi i cantonieri dovevano abitare in case site ai margini di ciascun cantone: nascono così le “Case Cantoniere”, le tipiche case di quel colore rosso pompeiano che le ha rese ormai celebri.

I confini dei cantoni erano segnati con pietre con la relativa iscrizione. Quando la casa cantoniera era dimora di due cantonieri e delle loro famiglie, il confine idealmente era situato tra i due relativi cantoni e quindi al centro della casa. L’ Anas possedeva su tutto il territorio nazionale 1.244 case cantoniere.

Ogni comune aveva alle proprie dipendenze diversi cantonieri e più il territorio era vasto più stradini necessitavano. Ognuno di loro aveva assegnato un tratto di strada del quale era responsabile. Il lavoro era gravoso: spargere la ghiaia, pulire i fossi, creare le cunette, tagliare l’erbacce, non era tutto, perché dovevano preparare anche la materia prima.

Infatti al cantoniare veniva lasciata una grossa quantità di pietre (spesso anche i contadini fornivano al cantoniere i sassi che levavano dai campi), che lui doveva sbriciolare con il solo aiuto di un martello. Perciò era costretto, per ore e ore, a battere energicamente le pietre, per ottenere i sassi e sassolini della giusta dimensione (questi venivano misurati con cerchietti calibrati, dentro ai quali dovevano passare). Questo controllo veniva fatto generalmente da un capo cantoniere che soprassedeva ai lavori e che, quando era necessario, non risparmiava rimproveri ai sottoposti.

Solo successivamente venne coniato il termine stradino. Lo stradino di una volta, svolgeva il suo lavoro del tutto manualmente, aiutato solo da pochi strumenti rudimentali: una pala, un martello, una zappa, una falce, una carriola. Ogni stradino aveva la manutenzione di cinque o sei chilometri di strada comunale non asfaltata, oltre alle strade di campagna (vicinali), aiutato, in quest’ultimo caso, sempre dai contadini. Non era cambiato molto dal cantoniere.

Le strade vicinali, quasi tutte sterrate o malamente imbrecciate, erano transitate solo con carri trainati da animali, biciclette e da bestie da soma, ma essendo spesso delle scorciatoie erano comunque frequentate da un buon numero di viaggiatori locali.

Un tempo, era opinione diffusa che quello dello stradino fosse un “bel mestiere”: prima di tutto perché lo stipendio, essendo alle dipendenze di un ente pubblico, era garantito e più alto rispetto alla media di altri lavoratori, secondariamente perché questi poteva meglio gestirsi, non essendo continuamente controllato da un sorvegliante.

Inoltre, il cantoniere, godeva di benefici come le ferie e il riposo per malattia retribuito, sconosciuti ad altre categorie di lavoratori. In particolare, erano i contadini ad invidiarlo di più, perché il loro lavoro, al contrario, non aveva orario e il guadagno, soprattutto per il mezzadro, non compensava le fatiche e i sacrifici quotidiani di tutta la famiglia.

Forse ricorderai, quando passavi con la macchina o a piedi, la figura dello stradino, al bordo della cunetta col la pala in mano, oppure appoggiato alla pala che si asciugava il sudore. All’ora di pranzo era seduto sotto una pianta all’ombra con il suo pranzo al sacco, quando non tornava alla casa cantoniera. In estate era abbronzatissimo, tanto il sole che aveva preso, era anche il primo al quale si chiedevano indicazioni sulla strada da fare, o sulle persone che abitavano in quel tratto di strada.

Facebook Comments

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here