Una domenica mattina, il sole che inizia a brillare timidamente ma poi si fa largo tra le nuvole a bassa quota e filtra il suo calore, la vetta del Semprevisa in tutto il suo splendore e una voglia di arrivarci che pervade il corpo, che per il tempo utile all’ascesa dei 1536 metri sopra il livello del mare non sente nulla, solo un leggero vento che accarezza e che ti porta lassù, dove finalmente ci si può sedere a ridosso della croce in metallo e contemplare la bellezza del panorama che coinvolge tre province, il promontorio del Circeo in tutta la sua maestosità, il mare e, con un po’ di fortuna, le isole pontine. Piace immaginare che abbia pensato a questo Daniele Nardi nelle primavere ed estati trascorse nella sua Sezze, tra il calore dei suoi familiari, sulla “sua” Semprevisa, utilizzata come allenamento per le salite verticali sopra gli 8.000, con il freddo, il vento e la consapevolezza che ogni passo va misurato con attenzione quasi maniacale.

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